
Pecorelle smarrite* è stato acclamato e accolto come l’esordio migliore del 2026, il libro comico di cui avevamo bisogno. Non l’ho detto io, l’hanno detto giornali del calibro di Washington Post, Vogue e New Yorker.
In Italia è arrivato questo 8 settembre per Gramma Feltrinelli, spinto dal forte hype creato all’estero.
Io non ho resistito e sono salita in corsa sull’hype train. Che però ha deragliato.
Ma andiamo con ordine, più o meno. E occhio, che potrei essermi fatta prendere la mano e aver spoilerato un po’ di roba assortita.
Di cosa parla Pecorelle smarrite
I Flynn sono una famiglia americana disfunzionale che sta implodendo come solo una famiglia che frequenta attivamente la chiesa sa fare: in grande stile, scandalizzando tutto il paese. Il libro si apre con cento pagine buone, tra ironia tagliente e disastri quotidiani. Bud e Catherine, sposati da anni, sono in crisi, e Catherine decide che l’unica soluzione gestibile sia aprire la relazione: lei, ex artista, ci vede una via di fuga dalla monotonia coniugale e si lascia sedurre dal vicino di casa, Jim; lui, contabile del porto, reagisce rifugiandosi nel gruppo di supporto della chiesa locale, le Pecorelle smarrite del titolo, e finisce per mettersi con la moderatrice.
Nel subbuglio generale causato da queste beghe matrimoniali, le tre figlie della coppia vivono allo stato brado. Abigail, diciassette anni, si fidanza con un ventenne soprannominato Wes Crimini di Guerra. Louise, quindici anni, intrattiene una corrispondenza online con un fantomatico “amante” canadese per poi trasformarsi in una terrorista. Harper, la più piccola e la più sveglia di tutti, osserva questo mondo di adulti irresponsabili con un’intelligenza feroce e zero rispetto per l’autorità, fino a lanciarsi in un’indagine personale sulle trame poco pulite che si nascondono dietro Alabaster Harbor, la città portuale dove vivono e presso la quale lavora il padre.
Pensieri e perplessità di una pecorella smarrita (io)
l problema però con questo romanzo, per quanto mi riguarda, sorge dopo le cento pagine circa (forse un po’ di più). Infatti da un certo punto in poi il libro cambia direzione e velocemente risolve la sottotrama mistery con il miliardario eccentrico e fissato con l’immortalità che beve sangue di giovani donne con la sua cricca di ricchi ed eccentrici. What?!?

Ho avuto l’impressione che l’autrice abbia unito due idee di romanzo diverse, infilandole a forza in un solo libro e ficcandoci più elementi possibili che strizzassero l’occhio alla stampa, ai boomer, ai lettori poco attenti. Ragazzina intelligente e terribile ma simpatica canaglia? C’è. Prete corruttibile? C’è. Storia lesbo? C’è. Paesino di malelingue? C’è. Finale volemose bene? C’è.
Con il finale poi, secondo me, si è superata. Nell’ultimo capitolo appare un personaggio nominato di striscio nel libro, il figlio del vicino. Brufoloso, timido, imbranato con le ragazze, attaccato ai videogiochi violenti e, ovviamente, misogino: “stronze e basta”, come gli ha insegnato il padre. Appare mentre guarda, invidiando intimamente, la famiglia dei nostri protagonisti diventata nel frattempo una famiglia allargata, felice e generosa di sentimenti. Perché inserire questo personaggio, l’incel che può essere redento alla fine del libro? Sospetto (ma spero di sbagliarmi) una saga familiare alla Pennac, sigh.
Mi chiedo anche perché non approfondire di più i personaggi e la loro evoluzione, invece di lasciarli appiccicati lì, come figurine in un album. Mi vengono in mente scrittori contemporanei che hanno scritto libroni di mille pagine, impavidi, e che ci hanno regalato capolavori incredibili come Il Cardellino o Wellness.
I personaggi sono al limite del macchiettistico, senza profondità anche quando evolvono lo fanno per mandare avanti la trama ma senza una tridimensionalità adeguata. Oltretutto è un peccato perché sono ottimi personaggi ma, almeno dal mio punto di vista, trattati malissimo. Per carità, me li vedo già sul piccolo o grande schermo – e infatti, il libro è in corso di adattamento per una trasposizione cinematografica/televisiva a cui sta lavorando Lena Dunham – ma in un romanzo, questo non basta.
Se non fosse stato per il clamore sono abbastanza sicura che Pecorelle sarebbe finito ad affondare nella memoria insieme a tanti altri libri mediocri.
Essendo io comunque una inguaribile ottimista sarò felice di leggere il prossimo libro di Cash, come ho fatto con un’altra autrice che scrive libri che odio non mi piacciono, Coco Mellors. Anche perché poi ci sono istanti come questo

che mi fanno proprio pensare che dovrò semplicemente aspettare la prossima storia di Cash per potermi ricredere del tutto.
Leggetelo se volete capire cosa c’è dietro a tutto questo baccano creato dai media su questo titolo, se vi piacciono i libri con personaggi divertenti e non troppo impegnativi.
Nota di merito al traduttore Marco Rossari che ha colto giochi di parolem ritmo e ironia alla perfezione.
Chi è Madeline Cash

Madeline Cash non è propriamente un’esordiente allo sbaraglio. Nel 2020, in piena pandemia, ha co-fondato Forever Magazine, rivista indipendente nata dai reading organizzati negli appartamenti newyorkesi. Prima di Pecorelle smarrite ha pubblicato Earth Angel, raccolta di racconti che nel 2023 si è aggiudicata il PenCraft Fiction Award, e i suoi testi sono comparsi su testate come Granta, The Baffler e The New Yorker.
Pecorelle smarrite (Lost Lambs in originale) è quindi il suo primo romanzo, ma arriva con un pedigree già bello ingombrante: i diritti per il Regno Unito sono stati acquisiti da Doubleday in appena 36 ore dalla sottomissione del manoscritto, e il libro è finito nella lista dei migliori dell’anno del New York Times. Inoltre, Dua Lipa lo ha scelto per il suo book club.
