Zeroville, Steve Erickson

Vikar o il Vicario. Isacco. Ha la testa rasata e tatuata. Porta con se’ Monty e Liz. Parla poco ma finisce nei posti sbagliati, confonde la gente. Finisce a LA per respirare Hollywood ma a LA ascoltano musica brutta e succedono fatti orribili in grandi ville a bambini che non sono nemmeno ancora nati. Siamo alla fine degli anni ’60. Charles Manson sta nella sua casa nella Death Valley mentre la Famiglia punisce chi non può difendersi. Siamo alla fine degli anni ’60 e la gente non sa più distinguere James Dean da Montgomery Clift.

Vikar vive ora, vive qui e sempre, vive il tempo circolare dei film. La continuità? ‘Fanculo la continuità. Lui può essere eterno, come una storia mai raccontata, come un film che è sempre esistito, prima che lo si girasse.

Vikar ride, guardando l’Esorcista. Lui non ha mai capito le commedie.

Questo libro scorre, forse più veloce per chi ama il cinema e chi ama le infinite discussioni di chi vive per un’ossessione. Scorre scandito da sogni e capitoli brevissimi. Non c’è solo il cinema in questo libro ma una strana commistione di idee, religione, segni del destino. E un’indagine coinvolgente che porterà ad un epilogo imprevisto.

“Il cinema è in tutti i tempi, ma le persone non sono in nessun tempo.”

“Dio ama solo la purezza, e ogni cosa viene purificata col sangue, purificata con le fiamme, purificata con un colpo d’arma da fuoco.”

….

I see a car smashed at night

Cut the applause and dim the light

Monty’s face is broken on a wheel

Is he alive? Can he still feel?

The Clash

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